lunedì, 16 ottobre 2006
Ciao a tutti,
ho voluto creare questo blog per esternare un malessere che mi porto dentro dal giorno successivo alla mia laurea. Non so se capita anche a voi di sentire uno strano nodo alla gola, una strana sensazione di soffocamento e un gran mal di testa dovuto ad un crivello che vi tormenta, un pensiero ossessivo:
“Cosa è stato della mia vita?”
Gia’ la mia vita!
Vi racconto brevemente di me.
Sono nato in Sicilia nel 1980, da una famiglia modesta, padre artigiano, madre impiegata, il che è molto insolito per la Sicilia di quei tempi.
Sin da piccolo sono stato educato per raggiungere un unico obiettivo:
“Il pezzo di carta”.
“… perché oggi se non hai il pezzo di carta non sei nessuno”.
Allora ho cercato bene,
- Quale facoltà mi darà un lavoro sicuro?
- Quale una professionalità vincente?
- Quale professione mi permetterà di realizzarmi nella mia terra?
- Quale potrà darmi i mezzi per mantenere la mia famiglia con un tenore di vita dignitoso?
Tutte queste domande modulate dai miei interessi, mi spinsero a fare ingegneria.
Io da bravo bambino mi sono impegnato, ho studiato e, non avevo compiuto nemmeno 25 anni, che gia’ possedevo il pezzo di carta.
Durante i miei studi avevo alimentato il mio ego, immaginavo di fare il ricercatore e dare il mio contributo alla scienza, ma subito mi resi conto che le prospettive erano differenti.
Alla fine dei miei studi da bravo ragazzo mi misi a cercare lavoro. Il mercato non offriva molto; prima nota dolente! Ma come? E il pezzo di carta?
Dopo qualche mese trovai un impiego. Non mi pagavano tanto, 1100 o poco piu’. Ero un neolaureato e da neolaureato non ti è consentito sindacare, per di piu’ mi trasferii a Milano, nel fecondo e produttivo Nord, perché non potendoti realizzare nella tua terra, almeno provi a farlo altrove.
La sensazione piu’ fastidiosa che avvertii nei primi mesi di lavoro a Milano fu la mancanza assoluta di quella professionalità che invece l’università avrebbe dovuto trasmettermi.
Mi sono ritrovato a 25 anni ad avere un “pezzo di carta”, ma a non sapere assolutamente cosa farne, se non quello che sicuramente tutti starete pensando. (Cio’ provato troppo ruvida).
Oggi lavoro in Sicilia, faccio l’ingegnere/impiegato. In un certo senso mi ritengo un privilegiato, perché a differenza di molti giovani laureati almeno io ho un lavoro sicuro, non sono alla mercé di una società di lavoro interinale, ma tutte le mie ambizioni, i miei sogni si sono dissolti nella cruda realtà.
Di chi è la colpa?
Non di mio padre, che mi ha fatto studiare e non ha voluto che mangiassi polvere come ha fatto lui per anni.
Non la mia, perché tutto sommato ci ho messo tutto l’impegno possibile per raggiungere traguardi prestigiosi.
La colpa è del sistema che mi ha imbrogliato fingendo di insegnarmi qualcosa, ma lasciandomi vuoto come una bottiglia in balia del mare.
Le domande che rivolgo a tutti coloro che vorranno interagire con queste pagine sono:
            1 Sei laureato?
            2 Se potessi tornare indietro, rifaresti la stessa scelta?
            3 Se no. Cosa avresti fatto? Perché?
 
Grazie a tutti per gli interventi 
Ciao a tutti Dado
postato da: dadopiu alle ore 14:04 | Permalink | commenti (3)
Commenti
#1    18 Ottobre 2006 - 21:55
 
Ciao Dado!

1. Non ancora!
2. Anke se nn lo sono ancora,ma spero cmq di arrivarci presto, ti dirò...io rifarei tutto...Xkè ho imparato/stò imparando delle cose secondo me molto utili ke, anke se nn mi porteranno ad un lavoro qualificante(cosa ke se succede non fa malE!! :@) ), mi ha portato cmq ad alimentare la mia cultura...
Motivo x cui ho fatto l'iscrizione al mio attuale corso di laurea!
A presto M'BARE!
@ADA@
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#2    26 Novembre 2007 - 20:08
 
"sto" si scrive senza accento...
utente anonimo

#3    03 Ottobre 2008 - 12:39
 
dove é scritto "sto"?
utente anonimo

Commenti

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