martedì, 24 ottobre 2006
Tratto da "La STAMPA"
23/10/2006
          ROMA. Continuano a calare le iscrizioni universitarie: nell'anno accademico 2005/06  sono stati quasi 332 mila i giovani che si sono iscritti per la prima volta all'università, 16 mila in meno rispetto all'anno precedente. A fornire i dati è l'Istat nell'indagine aggiornata «Università e lavoro: orientarsi con la statistica» Il leggero calo nelle immatricolazioni riscontrato nel 2004/05 (-1,5%),viene confermato in maniera più evidente dall'ulteriore ridimensionamento del 2005/06 (-4,5%). Nel 2005/06 la quasi totalità (92,9%) delle immatricolazioni è indirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il 5,7% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.) e l'1,5% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico).

LE DONNE SUPERANO GLI UOMINI
Sono più le ragazze dei ragazzi a iscriversi all'università dopo il diploma di scuola superiore (81% contro 67%). Su 100 immatricolati, le ragazze sono 56, mentre i ragazzi soltanto 44. La presenza femminile è particolarmente alta soprattutto nei gruppi di insegnamento linguistico e psicologico. Gli uomini, invece prevalgono in ingegneria e scientifico.

ABBANDONI E I FUORI CORSO Un giovane su cinque non rinnova l'iscrizione al secondo anno, mentre circa il 40% degli studenti è fuori corso, e il 64% dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) conclude gli studi fuori corso. In particolare - scrive l'Istat -, tra gli studenti che hanno concluso una laurea triennale si registra un'alta quota di laureati in corso (58,8%), mentre tra coloro che hanno terminato un corso di laurea lungo appena il 15,3% si è laureato nei tempi previsti. Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica un leggerissimo vantaggio per i diplomati (lavora il 21,9% contro il 21,1% dei laureati). Tuttavia, la situazione nel secondo quinquennio dopo il conseguimento del titolo di studio cambia: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende all'8,7%, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 10,7%.

RIFORMA UNIVERSITARIA Nel 2004, a tre anni dall'introduzione della riforma, il 36% dei laureati nel 2001 risponde di non essere a conoscenza delle trasformazioni introdotte nell'offerta formativa. Tra quanti invece hanno affermato di conoscere la riforma universitaria è nettamente prevalente l'opinione che il nuovo sistema peggiorerà la preparazione culturale complessiva dei laureati (62,4%) e la qualità dell'offerta formativa (54,1%). È invece decisamente consistente la quota di quanti pensano che si ridurrà il fenomeno degli abbandoni (72,5%) e dei fuori corso (64,9%). Per il 45,4% la capacità dell'università di formare figure professionali adeguate al mercato del lavoro migliorerà, anche se è tutt'altro che irrilevante la percentuale di quanti pensano che peggiorerà (29,4%) o che resterà invariata (25,2%).
 
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lunedì, 16 ottobre 2006
Ciao a tutti,
ho voluto creare questo blog per esternare un malessere che mi porto dentro dal giorno successivo alla mia laurea. Non so se capita anche a voi di sentire uno strano nodo alla gola, una strana sensazione di soffocamento e un gran mal di testa dovuto ad un crivello che vi tormenta, un pensiero ossessivo:
“Cosa è stato della mia vita?”
Gia’ la mia vita!
Vi racconto brevemente di me.
Sono nato in Sicilia nel 1980, da una famiglia modesta, padre artigiano, madre impiegata, il che è molto insolito per la Sicilia di quei tempi.
Sin da piccolo sono stato educato per raggiungere un unico obiettivo:
“Il pezzo di carta”.
“… perché oggi se non hai il pezzo di carta non sei nessuno”.
Allora ho cercato bene,
- Quale facoltà mi darà un lavoro sicuro?
- Quale una professionalità vincente?
- Quale professione mi permetterà di realizzarmi nella mia terra?
- Quale potrà darmi i mezzi per mantenere la mia famiglia con un tenore di vita dignitoso?
Tutte queste domande modulate dai miei interessi, mi spinsero a fare ingegneria.
Io da bravo bambino mi sono impegnato, ho studiato e, non avevo compiuto nemmeno 25 anni, che gia’ possedevo il pezzo di carta.
Durante i miei studi avevo alimentato il mio ego, immaginavo di fare il ricercatore e dare il mio contributo alla scienza, ma subito mi resi conto che le prospettive erano differenti.
Alla fine dei miei studi da bravo ragazzo mi misi a cercare lavoro. Il mercato non offriva molto; prima nota dolente! Ma come? E il pezzo di carta?
Dopo qualche mese trovai un impiego. Non mi pagavano tanto, 1100 o poco piu’. Ero un neolaureato e da neolaureato non ti è consentito sindacare, per di piu’ mi trasferii a Milano, nel fecondo e produttivo Nord, perché non potendoti realizzare nella tua terra, almeno provi a farlo altrove.
La sensazione piu’ fastidiosa che avvertii nei primi mesi di lavoro a Milano fu la mancanza assoluta di quella professionalità che invece l’università avrebbe dovuto trasmettermi.
Mi sono ritrovato a 25 anni ad avere un “pezzo di carta”, ma a non sapere assolutamente cosa farne, se non quello che sicuramente tutti starete pensando. (Cio’ provato troppo ruvida).
Oggi lavoro in Sicilia, faccio l’ingegnere/impiegato. In un certo senso mi ritengo un privilegiato, perché a differenza di molti giovani laureati almeno io ho un lavoro sicuro, non sono alla mercé di una società di lavoro interinale, ma tutte le mie ambizioni, i miei sogni si sono dissolti nella cruda realtà.
Di chi è la colpa?
Non di mio padre, che mi ha fatto studiare e non ha voluto che mangiassi polvere come ha fatto lui per anni.
Non la mia, perché tutto sommato ci ho messo tutto l’impegno possibile per raggiungere traguardi prestigiosi.
La colpa è del sistema che mi ha imbrogliato fingendo di insegnarmi qualcosa, ma lasciandomi vuoto come una bottiglia in balia del mare.
Le domande che rivolgo a tutti coloro che vorranno interagire con queste pagine sono:
            1 Sei laureato?
            2 Se potessi tornare indietro, rifaresti la stessa scelta?
            3 Se no. Cosa avresti fatto? Perché?
 
Grazie a tutti per gli interventi 
Ciao a tutti Dado
postato da: dadopiu alle ore 14:04 | Permalink | commenti (3)
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